Alla ricerca della Felicità

Magari è vero che il lavoro nobilita l’uomo. Ma preferei non diventare simile ad una bestia —

Ho trascorso 26 anni della mia vita in Italia. In un paesino di campagna tra Padova e Venezia. Una vita normale, tranquilla, sicuramente non tanto intensa o stimolante. Non me ne lamentavo affatto.
Mi sentivo fortunato.

C’erano le uscite con la morosa, le partite a calcetto con gli amici, il karaté e le pizzate ai soliti posti. Una realtà come tante. La sicurezza della routine.

Poi c’era il lavoro

Ho iniziato a lavorare presto, a 14 anni. Probabilmente perché volevo essere indipendente.

Ma anche per l'esposizione ad una cultura provinciale contraria a quel pezzo di carta chiamato laurea.

Per fortuna, lavorare in fabbrica e in cantiere mi insegna tanto e mi dà una gran spinta per continuare a studiare. Il pensiero di dover passare 40 anni in una catena di montaggio, mi fa rabbrividire. Inoltre la paga era molto bassa. Mi convinco che da laureato, tutto sarà megliore.

Il giorno della laurea arriva. Era il 23 Dicembre del 2007 e faceva un freddo cane. Dopo aver difeso la tesi, il prof. Sperduti mi nomima: “Dottore in Scienze Informatiche”. Amici e parenti applaudono, ma... le cose non vanno come speravo.

Il lavoro non fatico a trovarlo. Dopo poche settimane inizio a fare il programmatore per un'azienda di Padova che fa consulenza PA (B2G). Il contratto è da metalmeccanico:

Contratto a tempo indeterminato con apprendistato di 3 anni. Retribuzione: Euro 948 (netti) al mese.

Mentre firmo, mi promettono che anticiperanno il termine dell’apprendistato. Magari di un anno.

Mi ripeto che non ho esperienza, non posso (ancora) pretendere un lavoro ben retribuito. Inoltre, come consolazione, nessuno dei miei amici dell'uni riceve più di 1.000€ al mese.
In quei mesi esce al cinema: “Generazione 1000 Euro”.

Posticipo la pretesa di uno stipendio decente

Passano 2 anni e grazie agli scatti d’anzianità arrivo a guadagnare la bellezza di 1.049€ al mese. L’apprendistato, che doveva terminare in anticipo, viene lasciato a maturare. Mi viene spiegato:

L’azienda non può permettersi di pagarti interamente lo stipendio. Preferiamo ricevere le agevolazioni contributive dello Stato fino al termine dell’apprendistato. È la soluzione migliore per entrambi.

Quell'ufficio mi stava sempre più stretto e i progetti diventavano sempre meno stimolanti.

Decido quindi di cercare qualcos’altro. Faccio diversi colloqui, ma ricevo offerte che variano dai 1.000 ai 1.200€ al mese. È una differenza troppo piccola per cambiare. In fin dei conti, la routine che mi sono costruito non mi dispiace. L'equilibrio tra vita privata e lavoro (work-life balance) era sano e la pressione a lavoro era quasi inesistente.

Un altro anno passa, continuo a fare colloqui nella speranza di trovare qualcosa di meglio retribuito. Ma non trovo un cazzo di niente! 😩

In azienda iniziano a caricarmi di responsabilità: vado a fare assistenza ai clienti, help-desk, implemento interi progetti. Da un lato sono orgoglioso di cosa faccio, dall’altro, insoddisfatto dalla paga e dal modo in cui vengo, anzi, non vengo considerato in ufficio.

Mi sento in trappola. Ma qualcosa mi dice che sto cercando nei posti sbagliati.

Scopro che all’estero i programmatori sono pagati meglio

Entro in contatto con Luca, un compaesano che ha aperto una Web agency in Lituania. Inizio una collaborazione con lui lavorando di sera, dopo cena.

🏆 Ho un secondo lavoro (part-time)!

Arrivano i primi contatti con Olandesi, Indiani e Inglesi. Mi rendo subito conto di due cose:

  1. il mio inglese fa schifo;
  2. all'estero pagano bene;

Capisco che prima di dedicarmi al punto 2, devo migliorare il mio inglese.

Putroppo parto molto svantaggiato. Anche se a scuola ho “studiato” l'inglese per più di 10 anni, non riesco a formare neanche una frase di senso compiuto 😅 La cosa ti suona familiare?!

Riprendo in mano i libri delle superiori e della morosa che faceva lingue all'uni. Recupero un vecchissimo audio-corso in audio-cassette di papà e lo ascolto a ripetizione nella vecchia Sony che si trova nel capanno in giardino.

Succede qualcosa di ancora più inaspettato

Chiacchierando con un altro amico — di nome Stefano — vengo a sapere di una startup che sta cercando un front-end developer ad Amsterdam.

Mi chiede se voglio fare un colloquio. Accetto.

Siamo a Giugno del 2011. Il front-end è "appena nato". Si usano librerie come jQuery, Mootools e Handlebars. La rivoluzione dell'AJAX sta diventando una realtà e Backbone.js sta iniziando a cambiare il modo di scrivere e organizzare il lato client. Tutti parlano di MVC!

Ero forte in CSS, sapevo bene PHP, masticavo un poco di javascript, ma il mio inglese faceva ancora cagare.

Il colloquio al telefono è un'esplosione di emozioni 😵

In seguito, mamma mi ha raccontanto che si era sorpresa nel sentirmi parlare così bene in inglese (a detta usa), ma che non c'aveva dato tanta importanza. Pensava che non mi avrebbero mai assunto.

...Invece, dopo un giorno di prova in remoto, mi inviano il contratto da firmare:

Contratto a tempo determinato: 1 anno.
Retribuzione: Euro 2249 (netti) al mese.

Mi fermo a pensare:

Mi licenzio il giorno stesso. Cara Olanda, mò vengo!

La smania dura poco. I primi mesi non sono affatto facili. Non capisco quasi nulla e fatico ad esprimermi. Anche la cultura e i modi di fare mi sono totalmente estranei. Mi sento un pesce fuor d'acqua. Praticamente un’idiota.
Perfino ai virus sto sulle palle, infatti mi becco una raffica di raffreddori da paura 🤧

Non mi demoralizzo, ad Amsterdam tutti parlano un ottimo inglese. Decido di studiare seriamente questa lingua. Nel tempo libero vado a meetup, incontro gente, faccio qualche corso. Mi iscrivo a Couch Surfing e inizio ad ospitare gente dal Canada, Stati Uniti, Germania, Russia, ecc…

Sembrava che tutti sapessero parlare un inglese decente, tranne me. Mi convinco che stando a contatto con tutta questa bella gente, per osmosi qualcosa sarebbe successo. E così è stato... moar or less.

In ufficio dò il massimo. Peccato che qualcosa va storto e la squadra di sviluppo viene ridimensionata. La maggior parte dei programmatori viene cestinata. Vita da startup. È un'importante lezione di vita ma è la prima volta che vengo licenziato 😱

Panico

Dopo appena 9 mesi sono senza lavoro, lontano dall’Italia, conosco veramente poche persone e non vado ancora molto fiero del mio inglese.

Istintivamente inizio a guardare i voli per tornare a casa. Poi ci ripenso, e mi convinco che ce la posso fare.

Mando diversi curricula in giro, partecipo a meetup di JavaScript, Frontend Developers, Hackers and Founders, hackathon e altra roba eccitante per un programmatore.

Conosco gente, creo connessioni, faccio sapere all’Olanda che anch’io esisto e che me la cavo abbastanza bene nel mio lavoro.

Prima ancora che il periodo di licenziamento terminasse, trovo una nuova opportunità. Mi rendo conto che non è stato affatto difficile. Mi sento invincibile!

Il resto è venuto di conseguenza...